Home

Advertisement

Screen Captures - The quiet man

  • Feb. 1st, 2009 at 5:13 PM

Rules:

* Please, do not claim as your own work.
* If you download, please, comment on my links post. It should be very nice :) :)
* If you use them in any way, please,credit me back either http://www.wesleyandfaith.com/kiefeliz/index.htm or http://marysuethecat.livejournal.com/



The quiet man - John Wayne - Maureen O' Hara
Caps: 4208 - 223 Mb
Size: 720x555 px
File type:jpg

Optimized


Photobucket Photobucket Photobucket Photobucket

Screen Captures - Seven days 01x05

  • Jan. 15th, 2009 at 5:46 PM

Rules:

* Please, do not claim as your own work.
* If you download, please, comment on my links post. It should be very nice :) :)
* If you use them in any way, please,credit me back either http://www.wesleyandfaith.com/kiefeliz/index.htm or http://marysuethecat.livejournal.com/



Seven days 01x05
Caps: 1816- 54 Mb
Size: 720x576 px
File type:jpg


Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us Free Image Hosting at www.ImageShack.us
The images hotlinked on this page are hosted for free by ImageShack

Caps here





* Please, do not claim as your own work.
* If you download, please, comment on my links post. It should be very nice :) :)
* If you use them in any way, please,credit me back either http://www.wesleyandfaith.com/kiefeliz/index.htm or http://marysuethecat.livejournal.com/



Lady Godiva - 1955 - Starring : Maureen O' Hara and George Nader
Caps: 2454- 164 Mb
Size: 720x536 px
File type:jpg
Optimized



Multifandom Icons

  • Dec. 16th, 2008 at 7:29 PM

Icons icons icons !!

Spooks - Not Richard Armitage
 
Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting
Screencaptures by </a></b></a>[info]nancherrow


Anna Paquin

Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting

Blood & Chocolate

Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting Photobucket - Video and Image Hosting

Cambio di rotta per il LiveJournal

  • Dec. 10th, 2008 at 10:17 PM

Salve a tutti,
come sapete, questo LiveJournal è nato per consentirci di postare le nostre Fanfictions di oggetto "Whedonverse", diciamo così, a puntate, o, comunque, prima di apparire sul sito.
Al momento attuale, però, un pò a causa del tempo che manca, un pò a causa di nuove passioni, che ci impediscono di dedicarci alle vecchie, ma ci danno tantissime novità a cui dedicarci, Due uomini e una gatta è decisamente fermo, e così è ferma anche la trascrizione delle fanfiction che riguardano questo sito.
Sarebbe stato però un peccato lasciare che un Live Journal che poteva offrire tante possibilità restasse inutilizzato... e così ecco l'idea di ampliare l'oggetto di questo particolare spazio che, come vedrete, diventerà da oggi un pò un'anteprima di tutti i nostri siti, un pò una versione inglese dello spazio Myspace della gatta Mary.
Si, Inglese, dal momento che LiveJournal è una piattaforma soprattutto in lingua inglese, e dal momento che sono già tanti gli amici che abbiamo conosciuto grazie ad essa!!
Che aggiungere... penso che ogni limitazione sarebbe eccessiva, per cui, semplicemente, spazio alla libertà!
Mi raccomando, commentate!
Un grandissimo ciao,
Maria ed Anna

Feb. 13th, 2007

  • 12:41 PM





Dark sky


Scritto da: Maria dueuominieunagatta@hotmail.com


Spoiler per: La quinta stagione di Angel.


Pairing: Wesley/Faith.


Rating: Angst, terribilmente angst, irrimediabilmente angst. POV di Faith.


Timeline: Post Not Fade Away e Chosen. Presuppone che Faith si trovi dall'altra parte del mondo rispetto a Los Angeles. Non viene detto, ma io presuppongo che si tratti dell'Europa.


Summary: Faith si trova in volo verso Los Angeles, spinta dalla cupa consapevolezza che Wesley è morto, e dal dolore lancinante per il suo amore mai rivelato.


Disclaimer: i personaggi delle serie "Buffy the vampire Stayer " e "Angel" appartengono a Joss Whedon, David Greenwolt la WB, ME e la Fox, l’autrice scrive senza alcuno scopo di lucro e non intende violare alcun copyright.


Dediche: Ad Anna, che è sempre, e sempre resterà, la parte migliore di me. Alle mie amiche… a tutti quelli che mi conoscono e mi accettano come sono.


Dark sky


Non riesco neanche a piangere, tanto è vuoto il mio cuore, adesso.


Come un guscio… una caverna senza vita… inutile… in cui il vento rimbomba come un grido, ogni istante più cupo.


Intrappolato e senza via d’uscita…


Per tutti i giorni al mondo…


Non riesco a gridare. Come farebbe un bambino.


A cui il cuore sia stato spezzato, per mai più risanarsi.


Come farebbe un adulto, per cui il dolore fosse troppo grande.


E come farei io. Se questo grido non fosse sempre qui. Intrappolato in questa gola dolorante… in questo cuore, e è una caverna vuota… e in questi occhi, che fanno così male… e non riescono a piangere.


Non riesco ad odiare… neanche chi ti ha rubato a me…


O a desiderare, perché il mio desiderio non potrebbe avverarsi…


Non riesco a pensare, tanto il dolore è confuso, nella mia mente.


Scandito dal battito di un cuore vuoto, dal rombare del mio sangue nelle orecchia…


Come avessi ricevuto un colpo. Così forte da cadere in terra.


Troppo… per riuscire a rialzarsi.


Non riesco in nulla… se non nel sentire… questo senso atroce di mancanza.


Questa perdita, che mi scava dentro…


Questo pozzo… nero… che non ha più fine… e che arriva alla mia anima… e l’attraversa… sfilacciandola ovunque…


Distruggendola… nel ricordo senza requie del tuo sguardo… del tuo sorriso…


L’ultima volta che ti ho visto… e la prima…


Ed ogni volta che tornavo a pensarti… e rivederti era una promessa sacra… implicita, come il sole che sorge… ed altrettanto potente… altrettanto importante…


Non riesco a dare nulla per scontato, adesso… neanche quello…


Neanche il sole che sorge…


Imprigionata in questa gabbia d’acciaio che vola incontro…


Mai più…


Il sole… la speranza… il tuo sorriso che qualcuno ha spento…


Ed io non ero li.


Ed era… sbagliato!


Sbagliato come un sole senza cielo! Come un corpo senza sangue !


0 un’anima senza speranza.


Come la mia, adesso…


Chiusa in un mostro d’acciaio… Mentre le unghie mi affondano nel velluto grigio dei sedili.


E i miei occhi si perdono in una notte senza fine. Senza luce del sole all’orizzonte.


Era sbagliato che non fossi con te.


Innaturale.


Come è innaturale che io adesso sia qui. E tu no.


Che io respiri e non riesca a piangere… e stia volando da te-


E non sappia nemmeno dove sia tu… o perché…


Questa domanda che rimbalza senza fine fra le pareti obnubilate della mia mente, e quelle vuote del mio cuore.insieme al grido… che non riesco a urlare.


E alle lacrime, che non so più versare.


Forse lì… dall’altra parte del mondo… lì, dove io sto volando… e dove tu sei morto… forse lì… qualcuno potrà dirmelo, perché…


E far sgorgare queste lacrime. E queste grida sterili.


Che non avranno più senso , allora, di quel che avrebbero adesso… se solo… io riuscissi a lanciarle.


Forse qualcuno potrà dirmi perché sei morto, amore mio… e perché io non l’ho saputo…


Che stavi andando a morire… ed a spezzarmi il cuore…


Forse qualcuno potrà pagare, allora… per quel che ti è successo… per il dolore atroce di quest’anima… e per quello tuo… che mi svegliato in piena notte.


Con la gola che bruciava di dolore, per un grido che non riusciva a urlare…


Morto… come tu stavi morendo…


E imprigionato per sempre nel mio cuore vuoto.


Forse qualcuno pagherà … per le tue lacrime… e per quelle che non so versare… e questo non cambierà di un soffio il dolore, che è il tuo ultimo regalo…


E non riempirà questo mio cuore, vuoto come una caverna…


E non servirà a nulla…


Perché il mio sole non tornerà squarciare il muro nero di quest’orizzonte .


E tu non tornerai a sorridere.


E se qualcuno pagherà, perché io vorrò che paghi… perché sarà l’unica cosa reale in questo mondo di latta, in cui non so gridare…


Perché il sangue resta sangue, e la rabbia resta rabbia… anche se non ci sono più lacrime…


Se qualcuno pagherà…dopo… che mi sarà rimasto?


Che resterà in questo cuore spezzato, più di quanto io non abbia già …?


Che resterà… se dall’orizzonte non spunterà più il sole… a illuminare ciò che ho fatto… e le mie mani grondanti di sangue…?


Come sarà diverso il mio mondo… innaffiando di quel sangue la tu tomba ?


Riuscirò forse a piangere, allora ? O a gridare?


E consumerò le mie mani colpendo mura con la mia carne nuda… bramando solo per un abbraccio… come la bimba che non sono stata ?


E guarderò il mio volto allo specchio, allora… e chiederò a lui la verità che non riesco a vedere … e che inseguo, fra pareti vuote del mio cuore ?


Ed il volto davanti al mio… quegli occhi stanchi che non sanno piangere… troveranno per me una sola risposta … e mi diranno perché?


Perché non ero accanto a te, quando sei morto…


E perché non ti ho mai detto che ti amo…


E quale spirito oscuro mi ha fatto credere… che un giorno sarebbe passato…


Quell’amore di cui non ero degna…e che allora, io ti avrei rivisto… con il cuore leggero…


Senza più la pura che mi leggessi dentro una verità codardamente chiesta ad uno specchio…


Ed il terrore di vedere nel tuo sguardo il disprezzo di un tempo, e la pena che mi avrebbe uccisa…


Quale spirito oscuro mi ha fatto credere… che ci fosse tempo?


Ci potrà spiegarmi perché sei morto, Wes?


Chi potrà darmi una ragione?


Qualcosa che sia più del vuoto, all’interno del mio cuore?


Chi potrà ridare un senso all’alba… se il cielo nei tuoi occhi è diventato piombo… e se c’è terr, sul tuo cuore pulito…


Potessi almeno piangere… solo per un momento…


Come la ragazza che non sono stata.


E riuscissi ad urlare… e le mie grida assordassero il rimorso…


Perché non ero con te, mentre andavi a morire …


Perché non ho fermato quella lama, che ti ha trafitto il petto.


Sapessi almeno … almeno… perché o preso quest’aereo… e ora vengo da te…


Vuota… e piena di lacrime seccate.


Vuota. E soffocata dalle mie grida mute.


Come i tuoi occhi. Ed i sorrisi di cui non ero degna.


Ed il tuo cuore… che era parte nobile del mio… e adesso dorme… sotto metri di terra.


Mentre tutto è irreale… Come quest’orizzonte nero, che non ha mai fine.


Non riesco neanche a immaginare.


Domani. E il giorno dopo ancora.


Sapendo che sei morto. E che tutto è vero.


Reale, quanto i demoni del mio cervello.


Di cui ho paura. Adesso più che mai.


Adesso… che non mi quieta più il ricordo della tua esistenza…


Reale… come è reale un’anima spezzata…


Com’è reale la mia.


Incompleta.


Per sempre…


Com’è reale l’eterno.


Com’è reale l’assurdo… che io viva senza di te…


Che possa farlo… come invece farò.


Che possa fare… come continuerò fare.


Perché era quello che volevi. E perché è la mia natura, e sei tu… che me l’hai fatto capire.


Che possa camminare… e respirare… e pensare…


E chiudere gli occhi, la sera, e non sapere…


Se sperare di sognare il tuo sorriso… o di cadere… in un buio senza alcuno sguardo…


Reale. Come è reale il desiderio di uccidere.


Anche senza odiare nessuno…


Perché non ho la forza, adesso…


Reale. Come la consapevolezza che nulla cambierà comunque.


Ne ridarà la luce al tuo sguardo spento.


Mi uccide… questo dolore in petto… mi strappa il fiato via… lontano… e soffia come vento nella caverna che è ormai il mio cuore.


Mi uccide… pur lasciandomi in vita…


E forse è questo che provano i soldati. O che proverebbero … con un’anima in petto.


Forse è questo che prova Angel…


Forse è questo che provavi tu… quando hanno spezzato il tuo, di cuore…


Mi uccide… il ricordo del tuo sorriso… eppure non sa farmi piangere.


Ne urlare.


Ne permette alla mia mente di trovare una ragione.


O uno scopo. Che non sia quello di venire da te. Dove il tuo cuore non può battere più.


E chiedere… cercare…


E trovare… ci ti ha spezzato il cuore… ci ti ha ucciso… senza versare il tuo sangue.


Senza infilzare nel tuo cuore un’altra lama.


Stritoladolo … con un dolore che ho sentito mio.


Dentro l’anima ed il corpo.


Come un figlio. Come parte di me.


Della mia stessa parte.


Anche se non servirà…ne sanerà questa ferita aperta…


E mi lascerà forse più sola, e vuota, ed assassina…


Gridando ancora più forte per la tua mancanza… con quel grido che non so lanciare.


E la mancanza ha consumato ogni cosa. Come il fuoco di un vulcano.


Divorando tutto ciò che avevo dentro.


Bruciando la mi gola arsa.


E le lacrime nella mia anima spezzata.


Mi manchi . Ed è un dolore che diventa aria, e scorre insieme al sangue.


Mi manchi, Wes.


E ti amo.


Ti amo… e mi fa così paura…


Mi terrorizza.


La vita… il mondo senza di te.


Il risveglio, ogni mattina, col tuo volto negli occhi, e la stessa, identica mancanza dentro il cuore.


Io ti amo…


E mi fa così paura…


Questo cielo nero, che sembra non avere fine.


Davanti a me, attorno a me… dentro di me.


Questo cielo nero… che ti ha portato via.


E che sarà il mio cielo.


Per sempre …


 


 


 


Concorso di Fanfictions, chi ci aiuta?!

  • Jan. 8th, 2007 at 5:09 PM

Ciao a tutti,
comunicazione di servizio per domandare ai nostri amici online se possono dare una mano a questa gatta imbranata anzichè no!!
Per favore!
Il fatto è che sul numero 25 di Telefilm Magazine, quello del mese in corso ( gennaio ) , abbiamo appreso che sul numero 24 ( dicembre ) è stato pubblicato il bando di un concorso per Fanfiction... e, come immaginerete, noi vorremmo tanto partecipare! Solo che il numero 24 è ormai introvabile!!
Così abbiamo pensato di chiedere a voi se per caso qualcuno che compra questa rivista potrebbe inviarci il bando completo, sotto forma di trascrizione o scansione...
Ci farebbe davvero tantissimo piacere, gliene saremmo enormemente grate!!
Chiunque volesse, e potesse, darci una mano può scriverci qui o a dueuominieunagatta@hotmail.com .
Davvero sarebbe molto importante per noi!!
Un abbraccio a tutti,
Maria e Anna

Los Angeles, 2001

"Uha!" Esclamò Spike, gettandosi per l'ennesima volta all'indietro sulla poltrona. "Mi pare di essere dimagrito di venti chili in una volta!"

Kate sollevò le sopracciglia.
"In effetti..." Mormorò. "con tutto il movimento che hai fatto … “
"Ah, ah, ah..." La schernì lui "Avrei voluto vedere te, in presenza del piccolo mostro! Dimmi un po’, che avresti fatto?! “

Kate finse di pensarci su.
"Spararle alle gambe?"

Lui fece una smorfia.
"Per poi scoprire che le pallottole rimbalzavano?!
Guarda Kate, raccontarlo e viverlo non è la stessa cosa!
Quello scampo andato a male stava persino riuscendo a far mancare ad Angel la sua parola!"

"Cosa?"

Spike sbuffò.
"Proprio così..."
Sembrò in imbarazzo.

"In Russia me lo aveva promesso...quando stavo così male, e volevo partire, volevo venire negli Stati Uniti...per lasciare l'Europa e tutto quello che avevo vissuto lì...allora me lo promise...

Mi promise che avremmo guardato insieme la Statua della Libertà.

E quando Angel fa una promessa sarebbe capace di farsi rompere a una a una tutte le ossa pur di riuscire a mantenerla.
Bé, quella fetentissima mocciosetta è stata quasi capace di farlo venir meno alla parola data!

Eravamo là, sul ponte della nave. E all'orizzonte appariva quella vostra signora a cui date così tanta importanza.
Ed era importante.
Lo era per noi.
Simboleggiava un pò un nuovo inizio.

E ci lasciava dietro, o almeno così speravamo, il dolore che ci aveva quasi piegato.

Era una meta.
E poi… Angel me lo aveva promesso.
E c'era già una lacrima nei suoi occhi...
Mentre New York si avvicinava, e noi due eravamo i soli su quella nave ad essere già in grado di scorgerla....
Appoggiati alla balaustra di quell'enorme transatlantico.
E il resto del mondo spariva....

E invece no!

Ti pareva che potevamo starcene in pace?!
Senza l'orrida locusta a rompere...l'armonia?

No! Neanche a parlarne!

E se penso adesso che tutta la colpa era di Angel, che ancora una volta aveva perso la straordinaria, gustosissima occasione di farsi i cavoli suoi!

Ci sono state volte in cui mi sono messo a ringhiargli contro così, gratuitamente...e lui ha pensato che fossi pazzo...
E invece no! Pensavo a Joyce McNamara!
E il bello è invece che quella sera non la pensavo!
Neanche di striscio!
Nessuno dei due la pensava!
Eravamo entrambi quasi commossi al pensiero di ciò che ci era accaduto, di ciò da cui eravamo riusciti ad uscire.
Insieme.

Eravamo persi nel nostro mondo e scorgevamo appena la vostra Statua della Libertà, quando, puntuale come un'ulcera, arrivò lei!
La...la...la...frantumanervi!
Quella grandissima figlia di....Lei!
E quel suo 'Angeeeeeeeeel' che avrebbe atterrito anche il Maestro!"

"Chi?" Chiese Kate, aggrottando la fronte.
Spike scosse la mano.
"Lascia perdere. Il nonno di Angelus!

Sarebbe scappato persino lui di fronte a quel mostro!
Tu...Kate, tu lo hai mai visto Angel spaventato?"

Kate ci pensò.
"No....non mi pare..." Mormorò poi. E fu triste pensare a quanto poco lo conoscesse...lei, che non aveva voluto avere nulla a che fare con Angel. Perché era un vampiro.
E perché una parte di lei aveva paura di ammettere quanto importante fosse diventato, a dispetto di tutto.

"Bé." Disse Spike, e Kate fu certa che non gli fosse sfuggito il suo disagio "prova ad immaginartelo … assolutamente terrorizzato! Questo era l'effetto di Joyce McNamara!

Sbiancò! Letteralmente!
Anche se può sembrare assurdo!
Ed un secondo dopo stava fuggendo a gambe levate nella direzione opposta a quella di lei!
Ed io lì...come un'idiota...con l'occhio umido e le labbra spalancate a guardarlo scappare, e a mormorare come uno scemo: 'Me lo avevi promesso!'"

*****

Oceano Atlantico, 1918

"Te lo avevo promesso, Spike..." Mormorò Angel, ed un sorriso gli incurvò la labbra di fronte all'espressione poco convinta del ragazzo. "Nessuno al mondo me lo avrebbe impedito..."

Spike sbuffò.
"Nemmeno..."
"Sssh..." Allungò la mano, sfiorando la sua, e per un secondo gli anelli che portavano, praticamente identici, scintillarono insieme alla luce della luna. La loro lampada personale in quella prima, indimenticabile, notte americana. "non c'è...
Non esiste. Non adesso..."
Spike annuì brevemente, e si voltò a guardare quella pallida donna che dava loro il benvenuto in quel nuovo mondo.

"Me la immaginavo meno austera..." Commentò. "non incoraggia molto pensare ad una libertà con un volto così grave..."

Angel sospirò. Ma non guardava la statua. Guardava lui.
"Tu come l'avresti immaginata?" Mormorò.

Scosse le spalle.
"Non lo so...come una bambina forse...che deve crescere....
Che ti può dare gioie e dolori...e a cui non potresti rinunciare, se la amassi veramente...." Si voltò verso di lui, incontrando il suo sguardo: "patetico, vero?"
Angel gli sorrise.
"Capirai...io avrei detto che la libertà è come...la luce del sole..."
"Alquanto pericolosa, direi!"
"Letale...ma se non ci fosse non ci sarebbe nemmeno la vita..."
"Mmm...difficile da rappresentare, in una statua, la luce del sole..."

Inclinò la testa di lato.
"Dopotutto, non è così' male.. vorrei conoscere la modella!"

Angel scoppiò a ridere.
"Sarà piuttosto anziana quest'ora..."

Spostò gli occhi. Ed anche lui guardò la statua.
E gli parve enorme. E incombente.
E accese in lui una ridda di emozioni contrastanti.
Dandogli l'impressione di potergli sorridere da un momento all'altro...o di poter allungare una mano, e stappargli il cuore dal petto.

L'America....
Gli veniva innaturale pensare "Stati Uniti"...e mai come in quel momento sentì su di se il peso di tutti gli anni che aveva alle spalle....
E mai come allora si sentì giovane....
Pieno di entusiasmo. Come un ragazzo.

Liam non avrebbe mai avuto il coraggio di lasciare la sua terra per varcare gli oceani...però sarebbe stato felice di guardare quel porto avvicinarsi.
Forse era una briciola di lui...una briciola di quel che era stato, a scintillare ancora nel suo petto ...o forse era l'entusiasmo di Spike ad illuminarlo.
Quell'entusiasmo spontaneo che aveva temuto si fosse spezzato per sempre, e che invece era lì. Nei suoi occhi.
Azzurro come loro.
Brillante del lucore delle stelle.

E lui si ritrovava a pensare a quanto assurdamente semplice fosse raggiungere un momento di gioia nel suo personale universo di disperazione.
In quella sua dimensione di dolore in cui non c'era pace...in cui non c'era ora che i rimorsi e i rimpianti non gli si muovessero attorno. Circondandolo.
Gettandosi su di lui. Soffocandolo.

E poi bastava essere lì. Seduto su quel bordo di metallo. Con Spike al suo fianco.
A guardare insieme a lui l’ avvicinarsi di quella statua.
E vedere la speranza scintillare nello sguardo dell’altro.
E riconoscere in essa il desiderio di ricominciare...di vincere ciò che era accaduto, anche se non avrebbe mai potuto scordarlo.

E sapere che avrebbe potuto farcela.
Perché il suo ragazzo poteva riuscire in qualsiasi cosa...

E si sentiva bene.
Perché erano insieme.
E lui poteva mantenere la sua promessa.

"Certo che sembra proprio grande..." Commentò Spike.
"La statua?"
"New York. E' la città più grande che io abbia mai visto."
"Ti sembra. Perché la guardi dall'alto."
Lui sbuffò.
"In effetti...non è così che immaginavo di arrivare...
Angel, ma le idee ti vengono mentre dormi o ci pensi sopra parecchio?"

Angel distolse gli occhi, schiarendosi la gola.
"Bé...se ti riferisci a questa in particolare...è stata una folgorazione! Perché..." Si mosse, leggermente a disagio. "non ti va bene?"
"A me?! Figurati!
Se avessi avuto prima la 'folgorazione' e avessi intuito che qui mi sarei salvato dalla 'mantide in miniatura' ci avrei passato metà traversata!"
"A chi lo dici..."
"A te! Vuoi che lo dica a Lady Liberty?"
Angel sorrise di nuovo, e tornò a guardare la statua.

"Angel..."
"Mmm..."
"Credi che la modella avesse due..."
"Spike!"
"Okay, okay! Non parlo più!"
Angel sospirò, e contò mentalmente fino a tre.
"Angel?" Fece Spike al suo tre.
"Sì?"
"Sono contento che ti sia venuta questa idea..."
Non lo guardò, mentre di nuovo sorrideva.
"Anche io..."
"Però dovevi pensare a dei cuscini!"

Angel sospirò, e portò di nuovo gli occhi dalla statua che, grande...troppo grande, si accingeva a passar loro di fianco, a lui.
"Spike..." Esclamò. "Siamo in cima al comignolo di una nave, non in una cabina di prima classe."

Lui fece per dire qualcosa, ma proprio in quel momento, un grosso gabbiano planò loro accanto, appoggiando le zampe sul bordo su cui sedevano, e, rivolgendo loro uno sguardo stizzito, gli gridò contro prima di riprendere il volo.

Angel e Spike si fissarono, e mentre la faccia scandalizzata del gabbiano, probabilmente, passava nel cervello di entrambi, insieme, scoppiarono a ridere.

*****

“Allora, penserai tu ai bagagli?” Domandò Angel guardandosi attorno.

Spike annuì, imitando i gesti del suo sire.
“Sei sicuro che questa sia la decisione più giusta?
C’è sempre l’omicidio…ho fallito una volta, ma non vuol dire che non possa riprovarci!”

“Spike” Disse Angel pazientemente.“La nave attraccherà domattina…non ne vale la pena.”
“Ma Angel…” Cominciò Spike.

Angel scosse la testa.
“Non fai che ripetermi che sono un testardo Irlandese…
Beh, ecco la conferma decisiva”
“Come se non lo sapessi.”
Bofonchiò Spike.
“Ma sarai al sicuro, almeno?”

Angel annuì, mentre si metteva seduto.
“Ho programmato tutto, non preoccuparti.”
Il vampiro bruno sembrò esitare per un istante, prima di mormorare:
“Sii prudente”

“A ME LO DICI?” Urlò Spike.“Non sono io che sto per raggiungere la riva a nuoto!
Angel ,pensaci!
Potremmo fingere che tu sia morto improvvisamente!
Sarà divertente!”

“William!” Disse Angel, guardandosi attorno per l’ultima volta.
“Va bene, va bene!” Mormorò Spike.
“Dove ci vediamo?”

“Ti troverò…” Rispose Angel.

“Al porto di New York?
Angel, non vorrei apparire fiscale…ma abbiamo lasciato la maledetta Norvegia da un po’!”
“Spike…per favore…”
Spike sollevò le mani.
“D’accordo.”Disse.“Ci vediamo domani allora…”

“A domani” Sussurrò Angel, ed, incredibilmente, gli sorrise.
Sembrava sollevato.
L’idea di allontanarsi per sempre da Joyce McNamara stava avendo quell’effetto sul suo Sire.
Oltre ad avergli evidentemente annacquato il cervello.

Erano vicini al porto di New York.
Ma non tanto vicini.

Angel fece un respiro profondo, cosa che provocò un ringhio in Spike, poi si lanciò nel vuoto.

Spike si aggrappò al parapetto, quando, per alcuni lunghissimi secondi, l’acqua rimase immobile, mentre il corpo di Angel non risaliva a galla.

Agghiacciato, sperimentò un senso di deja vu che gli piacque poco, per alcuni, infiniti secondi, si ritrovò in Russia, a S. Pietroburgo, mentre una paura simile lo assaliva.
Durò poco però, perché Angel risalì a galla, sollevando un braccio per salutarlo, prima di cominciare a nuotare con una velocità che sorprese Spike.

Vent’anni insieme, ed aveva ancora il potere di sorprenderlo.

Un sorriso gli increspò le labbra.
Quando era diventato il fan numero uno di Angel?

Si sorprese, nel constatare che non gli interessava saperlo. Era accaduto, tanto gli bastava.

Rimase a guardare fino a quando non riuscì più a scorgere la figura del suo sire.

La preoccupazione era svanita.
Angel avrebbe raggiunto la riva prima dell’alba, avrebbe trovato rifugio, e la sera dopo avrebbero cominciato la loro vita come Americani.

Si strinse nelle braccia, mentre piano tornava nella sua cabina. Le valigie erano pronte, ormai. Non doveva fare altro che starsene in disparte ed aspettare l’attracco.

“Ed ora che faccio?” Si domandò, guardando la stanza vuota.
Sospirò, imitando perfettamente Angel. Stava proprio avvicinandosi alla valigia contente i libri, quando sentì bussare alla porta.

Se fosse stata Joyce McNamara, le avrebbe torto il collo.
Non l’avrebbe uccisa probabilmente.
Ma sicuramente l’avrebbe aiutato a passare il tempo.

Non era Joyce.
Era Claire, la sua bambinaia.

Spike ammiccò. Sembrava diversa dal solito, le sue guance erano colorite, e persino i suoi occhi brillavano di una luce diversa.

“Posso aiutarvi?” Domandò, appoggiando un braccio alla porta.

La prudenza non era mai troppa, non con quella peste nei paraggi.

Claire sembrò notare il suo gesto, perché sorrise.
“Non temete, la piccola strega sta dormendo.”

Spike aggrottò la fronte.
“L’avete drogata?”

Claire si strinse nelle spalle.
“Ebbene sì. Il dottor Bewinds, è stato mio complice. Era preoccupato per me.”
Claire si guardò attorno.
“Posso entrare?” Domandò. Sollevò un braccio.
Aveva la giacca di Angel, accuratamente ripiegata.

“Sì…prego” Spike fece un passo indietro .

Era davvero la stessa Claire che per una settimana era sembrata sull’orlo di un collasso, ogni volta che si erano incrociati?
Sembrava addirittura raggiante.

“Io…io devo ringraziarvi” Disse la ragazza dopo essere entrata.

Spike aprì la bocca, sorpreso.
“Ringraziarmi?
E di cosa? Non sono nemmeno riuscito a…”

Bello…dì a questa ragazza che non sei riuscito ad uccidere la bambina affidata alle sue cure….e magari già che ci sei spiegale anche il perché.

“Per sei anni” Mormorò Claire. “Ho fatto del mio meglio con la piccola bestia. Avevo accettato questo lavoro perché era ben pagato” sorrise.
“Dovevo sposarmi…non sapevo…non potevo sapere con chi avevo a che fare.
Non vedevo vie d’uscita.
Quando pensavo al mio futuro, mi vedevo in un sanatorio…
O in un manicomio…
O in prigione.
Invece, questo viaggio…e voi…mi avete cambiato la vita.
Mi avete mostrato la strada!”

Spike cominciava ad aver male alle sopracciglia, per quanto le aveva aggrottate.
Fece per parlare, ma prima che potesse farlo, Claire lo interruppe. La ragazza posò la giacca di Angel su una sedia, prima di sfiorare le spalle di Spike con ambo le mani.
“La fuga…è l’unica soluzione. Mi sono licenziata!” Esclamò.

“Licenziata?” Domandò Spike.

“Sì! Comincerò una nuova vita negli Stati Uniti…lontana da Joyce –flagello nero – McNamara! E lo devo a voi! Devo a voi se ho trovato il coraggio di liberarmi di quel mostriciattolo!”

“Io…” Disse Spike.

Ma perché lo dice a me?Pensò.
Chi se ne frega!

“Non ho parole per esprimervi la mia gratitudine. Voi siete la prima persona che abbia mai mandato a quel paese Joyce…voi sarete…*tu* sarai sempre un esempio per me, William!”

La ragazza gli cinse il collo con le braccia, e si sollevò sulle punte, avvicinando il volto a quello di lui, e Spike quasi cadde a terra per allontanarsi.

Che diavolo voleva quella ragazza da lui?
Da quando la gratitudine si esprimeva a quel modo?

“Signorina…”

“Claire…chiamami Claire”
Disse dolcemente lei.

“Claire”
Disse lui con voce ferma.
“Non…”
Strinse i denti, sforzandosi di essere gentile.
Come poteva spiegare a quella ragazza, che pur trovandola carina, non era minimamente interessato?
Come poteva spiegare che due anni non contavano niente, che per lui non esisteva nessuno oltre a Tanya, anche adesso?
Perché poi voleva spiegarglielo?

“Non ti piaccio?” Domandò la ragazza.

Spike si passò una mano tra i capelli.
“Non è questo” Disse. Fece per aggiungere qualcosa, ma Claire lo interruppe dicendo: “Non importa William…”
Sorrise.
“Dicono che la cavalleria è morta…ma non è vero.”

Si passò una mano tra i capelli e Spike notò solo in quel momento che erano sciolti, e le ricadevano in morbide onde corvine sulle spalle.
“Tu sei un cavaliere…e lei…”
Disse indicando con lo sguardo la Claddagh di Tanya
“E’ molto fortunata”

Si avvicinò di un passo e lo abbracciò, posandogli poi un bacio su una guancia.

Era arrivata alla porta, quando si voltò per dire: “Dì ad Angel che ha tutta la mia comprensione ed il mio rispetto, va bene?”

Spike annuì, incapace di fare altro.
Rimase a fissare la porta per un lasso di tempo che gli sembrò interminabile
Era solo una sua impressione, o i passeggeri di quel transatlantico erano tutti da ricovero?
Possibile, che lui, un vampiro senz’anima, fosse il più normale?

Si guardò attorno.

“Ricapitolando” Disse alla stanza vuota.
“Il mio sire è stato perseguitato da una dodicenne ninfomane.
Il primo ufficiale è una spia.
Il medico di bordo un coglione.
L’assassino del medico di bordo era un maggiordomo che smetterà di piangere nel 2030 per il suo delitto.
La governante della ninfomane ha appena provato a sedurre me, un vampiro senz’anima.
Il mio sire se la sta facendo a nuoto fino al porto.”
Sbuffò.
“La realtà è decisamente più strana della finzione”
Terminò drammaticamente.

Rimase in silenzio per qualche istante.

Si stava annoiando.

Maledetta Joyce McNamara.
Maledetta la testaccia dura di Angel.

“Ed ora che faccio?” Disse imbronciandosi.

Si guardò attorno nella stanza, mentre ripensava agli ultimi giorni, e non si rese conto del sorriso che gli salì alle labbra quando intravide uno dei blocchi di Angel, dimenticato su una poltrona.
Vi si lasciò cadere sopra, appoggiandosi il blocco sulle ginocchia.

“Il maggiordomo!” Esclamò disgustato.
“Vi faccio vedere io come dev’essere un giallo!”

Recuperò una penna da un cassetto.

<< Assassinio sul mare
di William Appleton.

Capitolo 1
“Chiariamo!” Esclamò il detective Kincaid guardandosi attorno.
>>

Spike sorrise, mentre per la prima volta, negli ultimi quarant’anni, scriveva.

La sua mano si mosse veloce sulla carta, mentre le parole cominciarono a fluire con una semplicità che mai aveva provato in vita.

<<“L’assassino non è il maggiordomo! Non può esserlo…”>>

Fine.

Sep. 13th, 2006

  • 4:45 PM

Lascia che ti racconti - Parte 11 - 11

Los Angeles, 2001

“Io…non posso crederci!” Esclamò Kate stringendosi nelle spalle.
“Ma che cos’era…indistruttibile?”

Spike annuì vigorosamente, appoggiò la tazza ormai vuota di sangue in terra, accanto alla bottiglia, e disse: “Esatto, indistruttibile, Kate! A volte ho il sospetto che neanche una bomba H l’avrebbe fermata! Era come…come…il serial killer di un film horror!”

“Prego?” Domandò Kate stupita, e Spike temette seriamente che gli occhi le sarebbero schizzati fuori dalle orbite, per quanto erano sgranati.

“Il serial killer di un film horror…hai presente?”

Kate annuì.
“Non dirmelo” Mormorò.“Ti piacciono I films horror!”

“Naa…sono noiosissimi…” Esclamò Spike scuotendo una mano. “Insomma, che divertimento c’è a vedere mostri al cinema? Ne vedo gratis tutte le notti…no? Ma per tornare al discorso …”

“Joyce McNamara?”

“Esatto! Beh, hai presente Freddy Krueger, Micheal Myers, Jason…Horace Pinker? ”

Kate annuì debolmente prima di mormorare: “Credo tu abbia reso l’idea, ma qual è il legame…”

“Beh hai presente come vanno le cose nei films horror? Puoi frullare il cattivo di turno, chiuderlo in una capsula di uranio impoverito, spedirlo su Saturno…e puntuale lui si ripresenterà nel seguito! Joyce era così! La sua bambinaia era tanto magra, pallida, anemica…da spingere alla compassione anche me, un vampiro! Giuro, ero tentato di offrirle del sangue! Joyce McNamara, invece, scoppiava di salute! Figurarsi, e chi l’ammazzava quella? Anche I virus ne avevano il terrore!”

Kate dischiuse le labbra, come per parlare, ma le richiuse di scatto, aggrottando la fronte prima di domandare a bassa voce: “Che cosa decideste di fare?”

Spike si strinse nelle spalle: “Io continuai le mie indagini, ti dirò che quel giallo cominciava ad appassionarmi…Angel invece…” Sorrise.“Mise a frutto l’esperienza di Angelus nel nascondersi fra le ombre, oltre a provare qualche simpatica novità…”

*****

Oceano Atlantico, 1918

“La vuoi finire?” Gridò quasi Spike, fissandolo molto probabilmente con uno sguardo assassino che avrebbe dovuto sollevare la testa per vedere.

Angel sospirò, svoltando con pazienza la pagina.

Erano giorni che non si sentiva così bene.
Tranquillo. In pace.
Rilassato.
Leggeva il suo libro, sfruttando la potenzialità dei suoi occhi da vampiro, e poteva concentrarsi, poteva godersi la lettura senza la paura…il terrore a dire il vero…che qualcuno lo interrompesse battendo con violenza alla porta o frantumandogli la parete del cervello con le sue grida stridule. Un sorriso gli increspò le labbra, mentre voltava un'altra pagina.

"Angel..." Mormorò Spike: "non ci prendere gusto..."

Bé, in realtà, la sua voce l'aveva sentita, ma era stato proprio allora che finalmente aveva potuto stringere fra le dita quella tranquillità che tanto aveva sognato.
Quando finalmente aveva avuto la certezza che non poteva trovarlo!

Incredibile a dirsi, aveva trovato un posto in cui Joyce McNamara non potesse scovarlo!
E Spike avrebbe preteso che lo lasciasse!

Ma neanche da lì a mille anni!
"Angel. Tra poco sorge il sole!"

Sospirò
Già, c'era quel minuscolo particolare.
Il sole.
Sospirò, richiudendo il libro e stendendo le braccia per stiracchiarsi.

Oh...aveva sognato momenti come quelli.

Calma. Tranquillità.
Le stelle sopra di lui ed il mare sotto.
Lo scroscio delle onde.
Il suo libro
Il fioco baluginio delle luci della nave.
E pensava che non li avrebbe mai più vissuti.

"Angel!"
Sollevò il capo.
"Silenzio, fa più piano!" Esclamò a bassa voce. "Vuoi che ti senta?!"
"Va bene!" Mormorò in un soffio Spike. "Ma torna in cabina!
Tra pochi minuti sorgerà il sole!"

Angel sospirò, guardando l'orizzonte.
"Non manca poi così poco!" Provò.
"Ho capito!" Scoppiò Spike: "Ti devo obbligare io!"
"Ancora un attimo..."
"Angel, fa la persona adulta!
Non mi rubare il ruolo!"

Di nuovo, sospirò.
"D'accordo..." Concesse, e, infilando il libro nella tasca della vestaglia, afferrò la fune che lo teneva sospeso al fianco della nave, e cominciò a risalire.

*****

“Insomma, possiamo sapere perché diavolo ci avete convocati qui?”

La voce di Lord Cattons-Farthingbell era leggermente stridula, l’uomo era seduto accanto alla moglie, un braccio stretto attorno alle spalle tremanti di lei.

Spike non rispose, si limitò a guardarlo per qualche istante, usando lo stesso sguardo che Angelus era stato solito rivolgergli quando pensava avesse detto qualcosa di incredibilmente stupido.

Lo sguardo sortì l’effetto sperato, perché l’uomo abbassò la testa, stringendo più forte la giovane moglie a se.

“Signor Longstreet ” cominciò il capitano
“Deduco che abbiate fatto progressi .”

“Oh, sì” Annuì Spike.
“Naturalmente, capitano! Vi avevo detto di essere vicino ad una svolta nelle indagini, ebbene…posso affermare con assoluta certezza che l’assassino è presente in questa stanza!”

Sollevò gli occhi al cielo, quando la moglie di Lord Cattons-Farthingbell gemette tra le braccia del marito.

“Ne siete sicuro?” Domandò il capitano.
“Altroché” Rispose lui.
“Capitano, in questa stanza, fatta eccezione per voi, tutti avrebbero avuto un movente, un mezzo, un’opportunità…”

Si interruppe, quando la porta principale del salone si spalancò, richiudendosi poi subito dopo, dietro le spalle di Angel.

Spike inclinò la testa, aggrottando le sopracciglia. Il suo sire era aggrappato alla porta, pallido, molto più pallido del solito.

“Non fate caso a me” Disse.

Una novità assoluta: Joyce McNamara, lo stava inseguendo.
Quanto, quanto l’avrebbe uccisa volentieri.

“Figurati” Disse Spike. Indicò con lo sguardo l’altra porta e continuò:
“Io la chiuderei a chiave”

Angel annuì e mormorò: “Fate pure come se non ci fossi”

Spike sbuffò, prima di tornare a guardarsi attorno, spostando gli occhi alternativamente su tutti i presenti in sala.
“Tutti…avevano avuto contatti col dottor Gustavson… e non mi riferisco solo a prescrizioni contro il mal di mare, non è vero Signora Thorpe?”

Una donna dai capelli rossi, vestita completamente di nero, che era seduta accanto a Lady Cattons-Farthingbell , ammiccò, prima di portarsi una sigaretta alle labbra.
“Non so di cosa stiate parlando” Disse.

“Del fatto che il dottor Gustavson ha eseguito un’impressionante numero di visite ‘a domicilio’ …e non solo nella vostra cabina, non è vero signora Thorpe? Signora Eliza Thorpe?”

“A-Angeeeeel? A-Angeeeeel? Sei qui?”
La voce di Joyce McNamara risuonò chiara nel salone, e persino la signora Thorpe non poté trattenere un sospiro sconsolato ed un’occhiata compassionevole ad Angel , ritto contro una parete.

Spike era sicuro che solo un residuo di orgoglio stesse impedendo al vampiro più anziano di scoppiare in un pianto dirotto.

“Ahem…stavo dicendo”
Riprese.“La gelosia per la condotta non proprio ortodossa del dottor Gustavson avrebbe potuto spingervi ad uccidere il vostroo amante. La fedeltà non sembrava essere il forte del dottore, la cui apparente affabilità nascondeva ben più di uno scheletro nell’armadio. Non è vero signor Dupont?”

“Prego?” Un uomo occhialuto, seduto in un angolo del salone, ammiccò sorpreso.

“Il dottor Gustavson amava bere, non è vero signor Dupont? E non sto parlando di comuni sciacquabudella, quante volte si è rivolto a voi nell’ultimo anno?”

“Io…”

“Spike…hai idea di chi sia il colpevole in realtà?”
La voce di Angel era poco più che un sussurro, tanto bassa, che solo il suo udito avrebbe potuto coglierla.

Spike gli scoccò un’occhiata di fuoco prima di tornare a rivolgere la sua attenzione all’uomo occhialuto.

“Il dottor Gustavson, non è sempre stato puntuale nei suoi pagamenti, e scommetto che la cosa vi dava piuttosto fastidio, soprattutto a fronte delle sue richieste.” Fece un passo avanti, e sorrise in direzione dell’uomo prima di dire: “D’altro canto, l’efferatezza del delitto lascia intendere che l’assassino debba aver agito in preda ad una furia cieca, la furia di qualcuno che aveva visto la sua…”

“A-Angeellll? Apri questa porta, per favore!”

“CHIUDI QUELLA TRAPPOLA, MOSTRO!” Urlò Spike, con tanta rabbia, che Lady Cattons-Farthingbell , si coprì le orecchia con le mani, nascondendo il volto nella spalla del marito.
“Dov’eravamo?” Riprese infine.
“Ah, sì! Stavo dicendo, che il dottor Gustavson deve essere stato assassinato da qualcuno che aveva visto la sua stessa identità messa a repentaglio, non è vero signor GreenApple?”

“C…cosa?”
Domandò il primo ufficiale.

“Cosa?
Cosa avrebbe pensato il capitano Luke se avesse saputo chi era davvero il suo fedele primo ufficiale?”
“Non capisco di cosa stiate parlando Signor Longstreet”
“Ma davvero?”
Domandò Spike in tedesco. Ancora una volta usò lo stesso dialetto adoperato qualche giorno prima.
“Non sapevo che a Cambridge insegnassero berlinese stretto!

Pensavo si apprendesse sul campo.
Pensavo si apprendesse lavorando coi Tedeschi.
Signor GreenApple, sapevate che il dottor Gustavson era appassionato di spionaggio?
Suppongo di sì.
Le spie sanno sempre queste cose.
Insegnano a diventare invisibili ma ad essere sempre a conoscenza di tutto, non è vero?
Un transatlantico pieno di diplomatici, quale occasione migliore per sparire dopo quattro anni di duro lavoro?
Non fosse stato per il dottor Gustavson

Mi sono chiesto il perché sia stato ucciso proprio fuori la porta dei signori Cattons-Farthingbell… ”
“Cosa intendete con questo?” domandò Lord Cattons-Farthingbell

Spike strinse i denti.
Al diavolo, ma era l’unico ad aver letto romanzi gialli in quella stanza?
Perché si ostinavano tutti ad interromperlo?

“A-Angeeel? Guarda che ora mi sto arrabbiando davvero! Amore, ma non senti il destino che ineluttabile vuole farci stare assieme? Perché lo combatti?”

Angel sospirò.
Spike sospirò.
Lord Cattons-Farthingbell sospirò
Il capitano Luke cominciò a guardare in cagnesco la porta.

Il vampiro biondo strinse i pugni chiusi contro i fianchi, prima di tornare a rivolgere la sua attenzione a Lord Cattons-Farthingbell , dicendo: “Lord Cattons-Farthingbell siete o non siete figlio di Lord Daniel Cattons-Farthingbell , illustre politico Inglese?”

“Sì, ma…” cominciò l’uomo.
“E cosa sarebbe accaduto se il dottor Gustavson vi avesse informato del fatto che l’apparentemente innocuo GreenApple, primo ufficiale della Queen Anne, è stato in realtà una spia tedesca?”

Nel salone cadde il silenzio più assoluto, mentre Spike riusciva a sentire su di se gli sguardi di tutti i presenti.

Si voltò, guardando il primo ufficiale.
“E’ stato difficile mantenere l’identità per tanto tempo, non è vero signor GreenApple? Immagino il vostro disappunto per il fatto di essere stato scoperto.
Sembravate addirittura scandalizzato quando ho rivelato la mia identità.
È comprensibile, comunque, soprattutto per una spia!”

“Signor GreenApple” Disse il capitano interrompendo Spike
“Esigo una spiegazione!”

“Bastardo!” sussurrò GreenApple guardando Spike.
“E’ vero! È vero, sono una spia! Quel che avete detto risponde alla verità, tranne che per un piccolo particolare: io non ho ucciso il dottor Gustavson”

Spike aggrottò la fronte.
GreenApple, o come diavolo si chiamava in realtà, aveva fegato, stava proprio avvicinandosi, per controllare dal vivo quanto fegato avesse la spia tedesca, quando Angel lo fermò dicendo:
“William? Posso parlarti un secondo?”

Spike si voltò verso il suo sire, un’ espressione seria sul suo volto, e Spike intuì immediatamente che era legata al delitto.

Probabilmente, gli avrebbe suggerito il modo per convincere GreenApple a confessare.
Se solo si fosse potuti tornare a vecchi metodi: torture, torture, torture!

“Vogliate scusarmi!” Bofonchiò raggiungendo Angel.

Il vampiro più anziano gli prese un braccio, tirandolo leggermente in disparte.
“Che c’è?” Domandò Spike sottovoce.
“Non è stato GreenApple” Mormorò Angel.
“Uh? Che vuol dire? Aveva il movente, i mezzi, l’opportunità! ”
“Concordo” Concesse Angel.
“Ma non è stato lui” Continuò.
“Chi allora?” Domandò Spike spazientito.
“Il maggiordomo dei signori Cattons-Farthingbell ” disse Angel.
“Il maggiordomo?” Ripeté Spike.

Parlavano a voce così bassa che nessuno avrebbe potuto sentirli.

“Come sarebbe a dire il maggiordomo? È banale, è scontato, è…è noioso!”

Non era possibile!
Tutto il suo castello di teorie, di prove, che sì, erano un tantino circostanziali, ma tanto, tanto eccitanti, era stato mandato all’aria dalla più scontata delle soluzioni?

Ma nessuno leggeva Edgar Allan Poe?
Il maggiordomo era *sempre* l’indiziato numero uno!
Con buona pace della regola della “persona meno sospettabile”

“Come fai a dirlo?” Domandò infine.

“Spike, sei un vampiro? Annusalo! Puzza ancora del sangue della vittima!”
“Un assassino con scarsa igiene personale!” Bofonchiò. “ A nome degli appassionati di gialli, io dico: che schifo!”

Voltò la testa in direzione dei presenti, individuando il maggiordomo di Lord e Lady Cattons-Farthingbell , un uomo alto, stempiato, silenzioso e discreto come chiunque si sarebbe aspettato da lui.
Tanto silenzioso e discreto da divenire praticamente invisibile nei giorni precedenti.

Spike rammentò improvvisamente di aver avuto a che fare con lui solo una volta negli ultimi tempi.

“Signor Longstreet” Disse GreenApple.
“So che tutte le prove sono contro di me.”

“Esatto” Lo interruppe Spike.
“E questo è proprio quello che il vero assassino sperava, non è vero signor Taylor?”

“Questa poi!” Esclamò il capitano Luke, incrociando le braccia contro il petto.

“Non…” Cominciò l’uomo.
“Non so di cosa sto parlando?
Strano, lo avete detto tutti stasera!
Io, invece, credo di saperlo. Entrambi lo sappiamo!
Signori Cattons-Farthingbell , dov’era il vostro maggiordomo all’ora del delitto?
Non era con voi in salone?”

“A dir la verità no” Fu Lady Cattons-Farthingbell a parlare, e la sua voce era sorprendentemente calma, sorprendentemente priva della lagnosità che Spike aveva odiato ferocemente fino a quel momento.
“Lo stavo cercando perché avevo bisogno della mia stola, ma, non trovandolo, domandai a mio marito di andare a prenderla.” Continuò la donna.
“E cosa accadde?”

“Prima che mio marito lasciasse il salone, entraste voi, annunciando il rinvenimento del…”
La donna s’interruppe, avendo probabilmente esaurito la sua dose annuale di coraggio, oltre che d’intelligenza.

“Grazie” Disse Spike. Si voltò verso il maggiordomo, che era ora vistosamente impallidito, ed il cui cuore, stava forsennatamente battendogli in petto.
“Allora?” Disse Spike. “Possiamo rimanere qui in eterno per quanto mi riguarda, voi potete continuare a negare, ad arrampicarvi sugli specchi, ma la verità salterà fuori.”
Fece qualche passo avanti, fino a trovarsi faccia a faccia con l’uomo.
“E, credetemi sulla parola, conosco molti modi per far si che questo accada, signor Taylor.”

Il maggiordomo si passò una mano tra i capelli.
“Non avete prove” Mormorò“Nessuna prova”

Spike sorrise.

“Sapete?” Disse. “Di solito sono i colpevoli a dire cose del genere.

Allora, sappiamo che il dottor Gustavson è stato ucciso fuori dalla cabina dei vostri padroni. Non era di spalle, quindi vuol dire che è stato chiamato, avvicinato da qualcuno di cui si fidava. Non ha lottato, quindi non si aspettava tanta efferatezza.
Se volete la mia opinione, l’arma usata per ucciderlo non era grande. È stata la foga impiegata nel commettere il delitto ad averla resa così efferato.
Direi che un comune temperino avrebbe potuto fare al vostro caso.
E sono pronto a scommettere che lo avete ancora con voi.”

Il suo sorriso si trasformò in un ghigno.
“Mi sembra quasi… di sentire odore di sangue”

Fece un altro passo avanti, ma l’uomo sollevò le mani dicendo: “Fermo. Non occorre che mi perquisiate.”
Abbassò la testa.
“Sono stato io. Gli avevo chiesto tempo…solo un po’ di tempo. Lo avrei pagato…i Taylor pagano sempre i propri debiti. Ma lui no…il bastardo li voleva tutti…li voleva subito. ” Sollevò la testa ed il suo sguardo si posò per qualche secondo sull’uomo occhialuto, che era ancora seduto in disparte. Storse la bocca prima di continuare: “Gli servivano probabilmente per pagarsi da bere.”
Deglutì.
“Aveva minacciato di chiedere i soldi ai miei padroni.
Non potevo permetterlo.
Voi non sapete cosa significhi essere davvero un maggiordomo.
Non sapete come sia difficile diventare tanto silenziosi da diventare trasparenti.

Non sapete cosa avrebbe significato per me.
Ma lui lo sapeva. Oh, sì. Così l’ho aspettato.
Sapevo che sarebbe davvero andato da Lord Cattons-Farthingbell .
L’ho chiamato. E quando si è voltato.”
Esitò per un istante, prima di guardare Lady Cattons-Farthingbell , poi si strinse nelle spalle, e tornò a guardare Spike, dicendo: “beh, l’avete visto.”

Spike era sul punto di guaire.
Tutta quella storia si riduceva ad una banalissima questione di debiti di gioco?
Quel maggiordomo si era probabilmente fatto delle giarrettiere con gli intestini del dottor Gustavson, solo perché non aveva potuto pagare i debiti di gioco?

Spike si aspettava che lo spirito di Wilkie Collins si presentasse nel salone, per prendere a schiaffi l’assassino.
Se c’era un po’ di giustizia doveva accadere una cosa simile.
Doveva.

Infilò le mani nelle tasche , e disse: “Cosa è accaduto dopo?”

“Ho fatto il mio lavoro. Mi sentivo al sicuro, perché mai, nemmeno per un secondo, la vostra attenzione si era rivolta su di me. ”

L’uomo aggrottò la fronte:
“Ma come avete fatto a capire?”

Ora Spike aveva voglia di ridere. Tanto, che dovette mordersi l’interno delle guance per non farlo. Resistendo a stento all’impulso di guardare Angel, si strinse nelle spalle, prima di mormorare: “Fiuto signor Taylor…fiuto”

*****

Continua...

Amici, romani, concittadini, alle armi!!
A tutti quelli che hanno amato e amano la fanfiction mia e di Anna, "Lascia che ti racconti", un appello pieno di rabbia di entrambe le co-autrici di questa FF che sarà piccola, sarà modesta, ma è nostra!!
E' nostra, come sanno tutti coloro che l'anno letta dal 2001!!
Nostra, costataci fatica e passione, giorno dopo giorno, e ora c'è qualcuno che si permette di arrogarsene la paternità al posto nostro!
Una settimana fa, infatti, un'amica ci ha avvisato che sul sito Erika Fanfiction era stata postata la nostra "Lascia che ti racconti" a nome di una fantomatica Laviah, che affermava di essere amica dell'autore e di averne ricevuto il permesso per postare la nostra FF! Cosa assolutamente falsa, in tutto e per tutto, dal momento che non solo non la conosciamo affatto, ma non le abbiamo mai dato il benché minimo permesso di postare la nostra FF!
Avvertita la webmistress del sito, la FF è stata tolta da quell'archivio, ma la fantomatica Laviah continua imperterrita a portare avanti la sua tesi assurda, per cui ci sono state richieste prove che Lascia che ti racconti è stata scritta da noi anni fa. E da qui il nostro appello!!
Per piacere!! Mentre noi inviamo prove cartacee, vi preghiamo, veramente con tutto il cuore! Chiunque abbia letto, o leggiucchiato "Lascia che ti racconti" in questi 5 anni, posti la propria testimonianza sul nostro Blog, a questo indirizzo http://fioredargento.spaces.msn.com/PersonalSpace.aspx e su questo stesso Live Journal!!!! E se se lo ricorda, posti anche l'anno in cui ha letto la FF!
E' importantissimo per noi! Ci hanno rubato il nostro lavoro, la nostra FF, riuscite a capire come ci sentiamo?!?!
Per favore, perdete due minuti del vostro tempo e postate la vostra testimonianza, aiutateci a smascherare qualcuno che oggi ha rubato la nostra FF, domani potrebbe rubarne a voi, e che evidentemente non ha alcun rispetto per il lavoro altrui!!
Vi saremo umilmente ed eternamente grate !!
Parola di gatta!!!!
Grazie a tutti quelli che vorranno darci una mano,
Maria e Anna

Lascia che ti racconti - Parte 11 - 10

  • May. 15th, 2006 at 7:32 PM

Oceano Atlantico, 1918

Joyce McNamara aveva il morbillo.
Joyce McNamara aveva il morbillo.
Joyce McNamara aveva il morbillo.
Joyce McNamara aveva il morbillo

Soavi note di una canzone che il suo cuore immoto gli intonava nel petto.
Versi di una poesia sublime che le sue labbra imparavano a memoria.
Scintille somanti nel crepitio del fuoco di una gioia senza fine.

Joyce McNamara aveva il morbillo

C’erano mai state parole più meravigliose?
Quale artista aveva mai potuto legarle meglio?
Quale voce di attore, o cantante farle vibrare con la passione e la meravigliosa armonia di quella del vecchio dottor Bewinds mentre le pronunciava?
Quali lacrime erano state espressione di una gioia più pura di quella che aveva visto brillare negli occhi di Angel?

Joyce McNamara aveva il morbillo

Lo aveva abbracciato quando glielo aveva detto.
E Spike era stato sul punto di piangere a sua volta.
E mentre guardava Angel vestirsi per il ricevimento, quando aveva scorto l’espressione dei suoi occhi, finalmente sgombri da ombre, come liberi da un incubo, per un attimo aveva pensato di lasciare perdere le indagini.
Di lasciare che non approdassero a nulla!

Perché poteva ben compiere un atto di clemenza e lasciare libero un assassino se Joyce McNamara aveva il morbillo!
Tuttavia, questo non lo aveva detto ad Angel.

E del resto perché?
Perché rovinargli la prima serata dacché erano partiti, sembrava ormai un secolo prima, con il sospetto che dicesse sul serio?

Eccolo là.
Bello e affascinante come non mai.
Rilassato come non lo aveva mai visto.
E stava parlando! Con della gente che non conosceva.

E questo perché Joyce McNamara aveva il morbillo!
E sorrideva! Stava ridendo a una battuta!
Anche questo perché Joyce McNamara aveva il morbillo!

Avrebbe baciato la donna che glielo aveva infettato!
Che per giorni si era pensato soffrisse il mal di mare e di cui il dottor Bewinds gli aveva parlato-
E invece no! Aveva il morbillo! Il morbillo! Il morbillo!
E lo aveva infettato a Joyce – annegati sgorbio – McNamara!

Morbillo. Mor-bil-lo…poteva una parola, tre sole sillabe avere un suono così cristallino…quasi come i bicchieri che tintinnavano nel salone ?
Quasi come le risate della gente ?
Quasi come gli strumenti dell’orchestra, le cui armonie intonavano sempre lo stesso motivo:
Joyce McNamara aveva il morbillo.
Joyce McNamara aveva il morbillo.

Oh, sì! Viva, viva il morbillo!

“Parlavamo delle indagini…” Disse asciutto il capitano John Luke. Che evidentemente si era accorto del suo stato di euforica ammirazione per il suo sire, per il salone, per la nave e il mondo intero.
Perché, odi, oh universo, Joyce McNamara aveva il morbillo!

“Sembrate molto soddisfatto. Devo arguire che siete a buon punto?”

Spike lo fissò e sorrise.
E come non farlo… Joyce McNamara aveva il morbillo!

“Ottimo” Mentì spudoratamente. Tanto, a essere sinceri, e pur di non dirlo ad Angel…non che gli interessasse più di tanto prendere quell’assassino.
Soprattutto ora, che Joyce McNamara aveva il morbillo!

“Posso dire di avere già capito il perché, e forse anche il chi…”

Il chi… Joyce McNamara …il perché aveva il morbillo…il cosa…lui era raggiante!
Oh il sole…
Avesse potuto vedere il sole.
Il sole non era più raggiante di lui.
Perché il sole non poteva avere il morbillo… Joyce McNamara, sì!

“Ne sono lieto.” Commentò il capitano. “Devo dire che ho trovato una strana coincidenza che voi viaggiaste su questa nave. Rassicurante, ma strana… . ”

E Joyce McNamara aveva il morbillo! E Joyce McNamara aveva il morbillo! E…
Eh?
“Strano?” Aggrottò la fronte, cercando di riprendere il filo della conversazione e di capire cosa avesse detto il capitano, perché lo riguardasse e perché lo avesse colpito.

“Davvero? ”

Forza! Spike, altri cinquecento intercalari e magari ce l’avrebbe fatta!
E intanto… Joyce – McNamara – aveva - il - morbillo!

“Le assicuro che con la guerra che si è appena conclusa non mi stupirei se la metà dei passeggeri della nave fossero in realtà, o fossero state delle spie…”
“Tuttavia non si rivelano…” Lo contraddisse il capitano “Come avete fatto voi…”

Al che, degno allievo di Angelus, e forte della consapevolezza del morbillo di Joyce McNamara, Spike sfoderò il più deduttivo e furbesco sorriso che capitano e passeggeri di una nave avessero mai visto.
E che, infatti, provocò immediatamente lo sventagliamento di una bionda e sofisticata signora.

“Io ” Mormorò “sono così conosciuto ormai da essere bruciato. Almeno…” Continuò, inclinando leggermente il capo. “come spia.”
Davanti a lui, la donna ebbe un malore.
O, sarebbe stato pronto a scommetterlo, finse un malore, che però le attirò attorno il capitano, un paio di ospiti e anche il primo ufficiale, un ragazzone dai capelli rossi all’apparenza assolutamente inoffensivo.
Tutto alla faccia dello sgorbio schifoso che diceva che era brutto!
E che aveva il morbillo!

“Uhm!” Sbuffò il primo ufficiale, il signor Greenapple, facendosi indietro. “per me nessuna donna è mai svenuta così!”
“Magari” Commentò con un sorrisetto. “In realtà è una spia e si è sentita scoperta!”

“Già” sorrise Spike senza guardarlo. “magari…”

E magari lui faceva il cuoco in un ristorante indiano!
Si voltò verso l’uomo.
Dopo tutto era stato lui a rivolgergli la parola…
Spike ce l’aveva messa tutta per accantonare le indagini in onore del morbillo di Joyce McNamara!

“Il dottor Gustavson” Mormorò con fare casuale. “era un grande appassionato di vicende spionistiche…non lo sapevate?”

L’altro aggrottò la fronte.
“No. Perché avrei dovuto. Non lo conoscevo bene. Ve l’ho detto…voi…” Sorrise. “che sono già stato interrogato, io!”
Spike rispose al sorriso.
“Calma!
Anche se foste stati più intimi dubito che il buon dottore vi avrebbe detto qualcosa. ”

Di nuovo l’altro aggrottò la fronte.
“Non capisco.”

Spike tornò a fissare la donna semi-svenuta.
“Ho trovato dei documenti nello studio del dottor Gustavson.
Semplici ritagli di giornale, per lo più. Ma anche qualche documento un po’ più ‘compromettente. E copie’ di marcogrammi inviati da questa nave a terra e viceversa…”

“Ma è illegale…”

“Per una persona appassionata di gioco d’azzardo, illegale equivale a divertente…inoltre…non penso che per il caro dottor Gustavson si trattasse più solamente di un diversivo.
Penso che abbia scoperto qualcosa che poteva rivelarsi pericoloso…e remunerativo.
Per cui volevo chiedervi…”

“Sì?” Mormorò l’altro ad occhi sgranati, l’espressione di un ragazzino curioso.

Spike sogghignò.
“Se potete indicarmi qualcuno che lo conosceva bene.
Con cui avrebbe potuto confidarsi!”

“Oh…” Sembrava deluso. “non lo so. Non credo.
I tipi come lui…sapete…conoscono tutti…e nessuno li conosce.”

“Già”

“Signor…” Spike si voltò, ritrovandosi faccia a faccia con il dottor Bewinds intento ad assistere la svenebonda dama di poco prima.
“Dottore!” Esclamò. Oh…quell’uomo che aveva visitato Joyce McNamara!
Avrebbe fatto un calco d’oro alle sue mirabili mani che avevano toccato la sua “moribillosa” pelle.
Indicò con il mento la signora, che in quel momento stava praticamente aspirando una boccetta di sali.
“Non mi sembrava così grave da necessitare il vostro intervento!”

L’uomo la guardò, un’espressione grave sul volto gentile.
“Avrei bisogno di parlavi…” Mormorò.
Era serio. Molto serio.
E Spike aggrottò la fronte.

Il dottor Bewinds era l’assistente del dottor Gustavson…probabilmente ciò che aveva da dirgli riguardava le indagini che stava svolgendo…
Il che rivalutava la sua buona opinione su di lui…sarebbe già stato imprudente, molto imprudente dichiarare di avere delle informazioni su un omicidio nel bel mezzo del salone in cui, con ogni probabilità, si trovava anche l’assassino….se considerava poi che l’assassinio in questione era probabilmente di natura spionistica…e che quell’angolo del salone, in particolare, era terribilmente pericoloso…
Tuttavia, pareva che la sua svenevole ammiratrice non cogliesse la finezza della situazione, dal momento che, invece, stava cogliendo perfettamente il collo del medico.
“Dottore…” Ansimava. “mi manca l’aria…”

L’uomo guardò per un attimo Spike, con espressione disperata.
Doveva essere qualcosa di veramente grave ….
“Occupatevi di Milady” Sorrise, minimizzando tutto e tornando a rivolgersi al primo ufficiale. “Uf! Questi ‘dilettanti’!
Ingigantiscono ogni cosa!
Probabilmente crede di aver trovato la chiave di tutto, mentre è incappato nel solito buco nell’acqua!”

L’altro sorrise con fare complice, mentre Spike continuava: “Prendete questa guerra.
Probabilmente non avete idea della gente che è stata denunciata solo perché portava un nome o un cognome tedesco, o aveva parenti tedeschi…una vera e propria epidemia di isterismo collettivo!
Chiunque parlasse tedesco era automaticamente una spia!
Il che è assurdo!
Io parlo tedesco…e anche voi, se non ricordo male la vostra scheda…”

L’altro sgranò gli occhi.
“Certo…” Mormorò. “è vero…l’ho studiato all’università…a Cambridge.”

Cambridge? Cambridge?
Perché ora Cambridge era un’università? E da quando?
Se Cambridge era un’università Joyce McNamara non aveva il morbillo!

Rabbrividì, allontanando mentalmente da se quell’orribile ipotesi. E sforzandosi di tornare a pensare al caro Greenapple e al perché stesse tanto dilungando quella tediosissima conversazione, invece di raggiungere Angel e controllare se il suo sire avesse bisogno di aiuto per tenere a bada gli ormoni delle donne presenti.

“Lo vedete” Allargò le braccia. “Basterebbe che io vi chiedessi: ‘Come stanno tutti in famiglia ?! Credete la nave arriverà in orario?!’ . Voi, naturalmente, rispondereste…”
L’altro sgranò gli occhi.
“Oh, certo: ‘tutti bene, grazie…e…e…bé, forse con un po’ di ritardo! ’”.

Aveva parlato in tedesco, come Spike.

“Ecco!” Sbottò lui. “basterebbe questo per accusarvi. Mentre è ovvio che avete imparato il tedesco a Cambridge e non avete mai messo piede in Germania! Giusto?!”

“Certo!” Rispose l’uomo, tirando fuori un’espressione addirittura più bonaria del solito. A cui Spike rispose raddrizzando la schiena con un ghigno che poco sarebbe piaciuto a Angel.

Ma perché il suo sire non era vicino a lui adesso?
Perché non era al suo fianco ad assistere alla micidiale bordata che avrebbe inflitto al signor “sorrisone bonario e faccia da carota lessa” quando gli avrebbe chiesto come aveva fatto, lui che conosceva solo il tedesco appreso all’Università…a Cambridge per giunta…e non era mai stato in Germania, a capire due domande in dialetto berlinese stretto!
Lo cercò con gli occhi, e lo aveva appena trovato, quando il dottor Bewinds, che si era appena liberato di Lady-tenetemi-che-cado, gli corse letteralmente accanto.

“Signor Longstreet” Esclamò. “devo assolutamente…”

“Angeeeeeeeeel!!!!!!!!!”

No!
Non era vero! Non era possibile! Rifiutava che potesse essere vero!

Non poteva essere vero!
Assolutamente!

Era un’illusione! Era un incubo! Era un errore!
Era completamente pazzo! Come un cavallo!

Non importava! Lo preferiva!
Lo voleva! Lo pretendeva!
Pretendeva di essere pazzo!
Ma quella non poteva essere Joyce McNamara!
Joyce McNamara aveva il morbillo!

“Angeeeeeellllllll! Sei qui?!”

Spike spalancò gli occhi al punto che parvero scoppiargli, e dovette lottare perché il suo demone non emergesse mentre afferrava il dottor Bewinds per il bavero, tirandolo contro di se.

“Dottore!” Ringhiò.

“Ho cercato di avvertirvi …” Ansò disperatamente quello. E, di fronte all’espressione feroce di Spike, continuò: “non era…”

“Non lo dite!” Sibilò Spike. E dopo un secondo lo lasciò andare, sollevando di scatto la testa. Mentre un pensiero improvviso e terribile gli trapanava come una lama il cervello.

“Oh, mio Dio…” Mormorò. “Angel…”

Angel.
Già, Angelus. Il terrore d’Europa.
Che ora lo fissava ad occhi spalancati dall’altra parte della sala.
Atterrito.
Come un uomo che conosce il terrore. E che da esso sia bloccato. Paralizzato. Incapace di muovere un solo muscolo.
Chiedendo aiuto con gli occhi.

Preda che il terrore incatena…mentre il predatore si avvicina.
E si avvicinava…
Oh, se si avvicinava.
Sangue nero, si avvicinava!

Joyce McNamara.
Il piccolo mostro.

La locusta assassina. La rapa omicida. L’orrida creatura dotata di trecce.
Colei che lui, innocente vampiro, aveva creduto avesse il morbillo!

Era lì.
Dietro Angel. Dietro il suo sire.
Vestita di un abito completamente intessuto d’oro.
Più bellicosa ed in salute che mai.

E lo puntava.
E avanzava verso di lui.
Separata da Angel solo da metà sala e da una manciata di ospiti.

E Spike temette che lo avrebbe raggiunto ancor prima che fosse riuscito a riprendersi dallo chock

Istintivamente, cercò un’arma.

Ma i riflessi da vampiro vennero in aiuto di Angel…e forte fu l’istinto di autoconservazione, facendolo scattò in avanti.
Verso di lui.
Verso l’uscita. Verso la salvezza.
Abbandonando gente con cui stava parlando e fendendo la folla con l’aiuto delle braccia.

“Eh, no!” Urlò dietro di lui la terribile Joyce: “Stavolta non riuscirai a sfuggirmi!”

Spike fu certo di vederle spiccare il balzo…e avrebbe potuto testimoniare di aver visto poche cose, durante la sua esistenza di vampiro, terrificanti quanto Joyce McNamara che, come un’orrida, mostruosa cavalletta dorata, saltava sulla schiena di Angel. Avvinghiandoglisi addosso con ferocia spaventosa, un ghigno di trionfo e vittoria sul volto deturpato dalle lentiggini.

“Sei mio!” Gridò, nel mezzo di una folla stupita e sconvolta.

E lì Spike fu fiero del suo sire.

In quelle circostanze così drammatiche.
In quelle ore di umiliazione e pena.
Lì il suo demone e la sua parte umana, ancora una volta, lo riconobbero come sire e si inchinarono a lui.
Ad Angel.

Perché poteva avere Angelus, dentro, ma fu Angel che, nell’ora del bisogno, dimostrò il suo valore.
Angel che lo abbagliò con la sua arguzia e la sua prontezza di riflessi.
Angel che lo rese orgoglioso. Quando con grazia innata, e riuscendo persino a non scomporsi, si sfilò la giacca di dosso, abbandonandola nel mezzo della sala. Con Joyce McNamara che, attaccata sopra, cadde con un tonfo in terra e , manco a dirlo, non si fece nemmeno un graffio.

“Angeeeeeeeeeeel!!!!!” Urlò, rimettendosi in piedi con un balzo. “Guarda che stavolta mi fai arrabbiare! Guarda che stavolta non ti perdono!”

Troppo tardi. Angel era già scomparso oltre la porta, confondendosi con le ombre del corridoio. Mentre Spike si appoggiava al primo ufficiale…valeva a dire al suo indiziato numero uno, con la terribile impressione che stavolta fosse lui a stare per svenire.

“Vabbé!” Urlò Joyce agitando la giacca di Angel come un orrido feticcio. “Ti perdono!”

Sorrise…se quel ghigno poteva chiamarsi sorriso, e allargò le braccia, rivolgendosi un po’ a tutti nella sala.

“Mi ama!” Esclamò. “Ma è tanto, tanto timido!
Sapete, la differenza d’età! Claire! Claire dove sei, piccola scema! La mia stola! Probabilmente Angel mi sta aspettando sul ponte!
Non vorrai certo che prenda freddo!
Claaaaaaire! Claaaaaaaire! Ma che cavolo fai? Claire! Vieni qui!”

Spike digrignò i denti, guadagnandosi un’espressione atterrita dal suo molto più che potenziale assassino, che si staccò da lui, quasi spaventato. Pensando a come fare a strappare dalle mani di quel minuscolo mostro la giacca di Angel, e poi distruggerla perché non restasse neanche l’odore di quel terribile scherzo della natura che …il suo povero, silente cuore di vampiro singhiozzava nel pensarlo…non aveva il morbillo!
Mentre, dietro la piccola Erinni, la delicata, emaciatissima Claire, sveniva improvvisamente, cadendo riversa in terra


*****
Continua ...

Lascia che ti racconti - Parte 11 - 09

  • Mar. 10th, 2006 at 12:08 AM

Era lì.

Il mostriciattolo era lì.
Sola.

Si sporgeva dal parapetto della nave.
Un vero e proprio invito all’omicidio.

…o mostricidio come nel suo caso.

Il ponte era deserto e in altri momenti forse Spike si sarebbe soffermato ad ammirare la bellezza del panorama, il modo in cui la luna si stesse riflettendo sull’oceano, creando affascinanti giochi di luce.

D’altronde, in altri momenti non si sarebbe finto una spia.

Non avrebbe dovuto infilarsi una cravatta come un dannato damerino, ed il suo sire non sarebbe stato tanto esasperato dal consentirgli di uccidere un essere umano.

“Un elefante, si dondolava sopra il filo di una ragnatela, e reputandola una cosa interessante andò a chiamare un altro elefante.”

Spike ringhiò.

La sua non era stata una mossa prevista. Non avrebbe voluto ringhiare.
Ma sentire Joyce McNamara cantare era una delle esperienze più agghiaccianti della sua esistenza.

Era sicuro di aver sentito qualcosa di vagamente simile solo un’altra volta, a Parigi…con Angel, quando avevano distrutto un demone I cui versi mentre moriva erano stati quasi altrettanto cacofonici.

Si avvicinò piano. Joyce non sembrava aver sentito il suo ringhio ed implacabilmente continuava con la sua filastrocca.

Manca poco
Pensò, mentre già pregustava il momento in cui la bambina sarebbe finita in mare.

Inizialmente aveva pensato di spezzarle il collo, ma poi, quando l’aveva vista sporgersi da quel parapetto aveva cambiato idea.

Certo, non avrebbe sentito il collo lentigginoso della piccola Erinni infrangerglisi tra le dita.
Certo, non avrebbe potuto farla a tocchetti.
Ma era un sacrificio disposto a compiere, pur di liberare Angel da quella peste.

Era alle sue spalle ormai, allungò le mani e…sobbalzò quando Joyce, con dei riflessi che si ritrovò quasi ad invidiarle, si voltò di scatto.

“Si può sapere cosa diavolo vuoi ancora da me? Te l’ho già detto impiastro! Io amo Angel! Ed è inutile che tu mi venga dietro e provi a dividerci…tanto l’amore trionferà!”

Spike aveva voglia di guaire.
Ma cosa aveva fatto di male?
Oltre che uccidere svariate centinaia di persone nei suoi primi vent’anni di vita come vampiro, naturalmente.

“Io ti odio” sibilò.
“E chi se ne frega!” urlò stizzita, la bambina.

Di nuovo, Spike si mosse verso di lei, lasciando che un ringhio gli fuoriuscisse dalle labbra, mentre il suo volto mutava in quello del suo demone.

Una persona normale avrebbe urlato.
Una persona normale sarebbe scappata.
Avrebbe implorato pietà.

Non Joyce McNamara, però.

E la cosa non stupì Spike.
La bambina strinse gli occhi per un solo istante prima di dire. “Ed ora che vorresti fare?
Vuoi uccidermi?
Farmi vomitare a morte?
Perché non te ne vai?
Sei brutto!!”

Spike ammiccò, basito, pensando che quell’espressione dovesse sembrare ridicola sul suo volto.

Sul volto del suo demone.

Okay, il volto di nessun demone avrebbe incontrato il favore del gentil sesso.
…ma quel mostriciattolo era l’ultima persona da cui si sarebbe lasciato offendere!

Joyce sembrava non badare a lui, si stava allontanando, dandogli le spalle, I pugni stretti sui fianchi.
Borbottava qualcosa a proposito di impiastri inglesi e di come avrebbe convinto il suo Angel a liberarsene, una volta sposatisi.

…e Spike aveva voglia di piangere.

Dove si sarebbe arrivati, se una marmocchia era capace di ridurre un vampiro quasi in lacrime?
Da nessuna parte, probabilmente.

Spike aveva bisogno di un piano.

*****

Los Angeles, 2001

“Brutto!” Esclamò Spike, che, in piedi davanti a lei, stava gesticolando come un matto. “Brutto, capisci? Brutto! Mi ha detto che sono brutto!”

“Spike…” Cominciò pazientemente Kate, che non riusciva ad impedirsi di sorridere. Ma fu bloccata da lui che, letteralmente, si buttò in ginocchio ai piedi del divano, facendola sobbalzare, e sbattendo le mani aperte ai due lati delle sue spalle, con la testa vicinissima alla sua, mutò volto in quello del suo demone.

“Ti sembro brutto?” Esclamò, ringhiandole praticamente in faccia. Kate boccheggiò, così vicina a lui che se avesse respirato avrebbe rischiato di batterci contro!
Per un attimo rimase immobile, ad occhi sgranati.
Fino a che il fiato, finalmente, non si decise ad uscirle di gola.

“No” Esclamò, e la voce le venne fuori un filo più stridula del normale. “No, assolutamente!”

Spike aggrottò la fronte, senza spostarsi di un pollice.
“Ecco!” Esclamò. “Lo sapevo!” Si sollevò di scatto, tirando un calcio al nulla, come un bambino stizzito. “”

*****

“Uno scotch, liscio…” disse Spike sedendosi al bancone.
“Anzi un doppio…anzi…” Sospirò.
“Lascia qui tutta la bottiglia…”
Spike appoggiò I gomiti contro il bancone.

“Brutta serata, signor Longstreet?” Domandò il barista, appoggiando la bottiglia ed un bicchiere sul bancone.

Il vampiro biondo inarcò un sopracciglio, scuotendo poi la testa mentre si versava da bere.
“Bell’eufemismo!”
“Le indagini procedono bene?” Domandò il barista incrociando le braccia contro il petto.

Spike ingurgitò tutto d’un fiato l’enorme bicchiere di scotch prima di mormorare.
“Quelle procedono bene…”

Come no! Sherlock Holmes dovrebbe inchinarsi al mio cospetto.

“Ah…” Commentò laconico il barista.
Spike aggrottò la fronte, sollevando lo sguardo verso l’uomo. Era giovane, poco più che un ragazzo.

“Ah?” Domandò.“Ah, cosa?” Continuò riempiendo di nuovo il bicchiere.
“Donne” Commentò il barista, come se fosse la cosa più ovvia del mondo.

Spike sbuffò, mentre col pollice sfiorava la claddagh.

“Non è una donna”Mormorò.
“Lei…lei…”
Scosse la testa disgustato, ingurgitando un altro bicchiere di scotch tutto d’un fiato. Si guardò attorno.

La sala era praticamente vuota. L’omicidio del medico di bordo aveva spaventato gran parte dei passeggeri.

“Signor Longstreet?” Chiamòò il barista e Spike, per un istante, fu certo che gli avrebbe coperto la mano con la sua ,quando disse: “E’ sicuro di star bene? Qualsiasi cosa questa persona le abbia detto o fatto, non vale sicuramente la pena di bere così tanto…”

Così tanto?
Quel ragazzo non aveva idea di quanto gli ci volesse per ubriacarsi davvero.

“Qualsiasi cosa mi abbia detto?” Domandò sollevando la testa.
Giocherellò col bicchiere, osservando il ghiaccio sciogliersi in esso, confondendosi alle poche gocce di scotch rimaste sul fondo del bicchiere.
“Lo vuoi davvero sapere?”

Il barista parve esitare, confuso forse, dal tono aspro della sua voce, eppure forzò un sorriso ed annuì.

“Mi ha detto che sono brutto!” Esclamò Spike, senza nemmeno rendersi conto del mutamento avvenuto nel suo volto.

Il barista però dovette accorgersene, perché si appiattì contro la parete bar, facendo tintinnare alcune bottiglie.
“Sono brutto?” Domandò Spike, sporgendosi in avanti, verso di lui.

Il barista impallidì vistosamente sotto I suoi occhi, e forte alle narici di Spike arrivò l’aroma della sua paura, eppure non vi badò.

Si puntellò sui gomiti, avvicinando ulteriormente il volto a quello del barista, le cui ginocchia stavano cominciando a cedere, almeno a giudicare da come si stava aggrappando ad una mensola.

“Sono brutto?” ripeté.

Il barista scosse debolmente il capo in segno di diniego.
“N…no” balbettò.

Spike sorrise attraverso I canini.
E nelle sue intenzioni quello avrebbe voluto essere un sorriso amichevole, persino bonario.

Evidentemente, però, il barista dovette interpretare quel gesto in modo diverso, perché Spike udì chiaramente l’urlo strozzato che gli uscì dalle labbra, mentre gli occhi gli si ribaltavano nelle orbite e finiva letteralmente a gambe all’aria, svenuto.

Spike si appoggiò sullo sgabello, aggrottando le sopracciglia, sinceramente confuso per quanto era avvenuto. Si strinse nelle spalle, sconsolato, mentre il suo volto tornava alla sua maschera umana.

“Lo sapevo!” Disse qualche istante dopo, frugandosi nelle tasche dei pantaloni.

Appoggiò delle banconote sul bancone, dando nel frattempo un’occhiata al barista, che era ancora privo di conoscenza.

Si rimise in piedi ripetendo: “Lo sapevo!
Sono brutto!”

*****

Kate si mosse sul divano, più stupita che a disagio.
Mentre Spike si agitava per la stanza con l’espressione di qualcuno che avesse la voglia irrefrenabile di spaccare qualunque cosa.
Con la chiarissima, inconfondibile sensazione che ci fosse qualcosa di terribilmente sbagliato.

Quello…ancora una volta…quello non poteva essere un vampiro di centovent’anni!
E lei…non poteva aver voglia di mettere il braccio attorno alle spalle e consolare un vampiro di centovent’anni!
Era…già…assurdo…il che corrispondeva alla normalità ormai, per lei!

“Spike…” Sussurrò piano.

“A Angel non lo avrebbe detto che era brutto!” Scoppiò lui, ma stavolta Kate non si fece prendere di sorpresa.
“Avresti voluto essere al posto di Angel?” Domandò.

Spike si fermò di scatto, fissandola negli occhi.
“Meglio la castrazione fisica!” Esclamò quindi.

Kate sollevò le sopracciglia.
“Ti credo sulla parola. Ma ora vuoi per favore sederti e finire di raccontarmi quello che successe?”

Aveva parlato piano. Con calma. Come una sorellina paziente, e il suo tono dovette avere qualche effetto, perché dopo averla fissata ancora per un attimo, Spike tornò indietro e con un sonoro sbuffo si abbandonò scompostamente sulla poltrona.

“Però non sono brutto, vero?” Esclamò, guardandola speranzoso

Kate sospirò
“No,” mormorò. “Non sei brutto”

Spike mugugnò, fra il sollevato e l’imbarazzato, e mentre ricominciava a raccontare Kate si ritrovò a chiedersi se fosse più assurdo il suo desiderio di rassicurare un vampiro sulla propria avvenenza oppure il folle sospetto, che quasi certamente non avrebbe mai, volontariamente esternato, che quella lontana sera, Angel, su quella nave, un costernatissimo Angel, lo avesse preso sulle sue ginocchia per consolarlo!

*****
Continua...